IL TRATTAMENTO FISCALE DEI BUONI PASTO

Paolo Martufi

buonopastoIl buono pasto (ticket restaurant) rappresenta un servizio sostitutivo della mensa, il cui importo corrisponde al valore facciale del buono stesso.

Esso costituisce una delle diverse forme attraverso le quali il datore di lavoro può garantire il vitto ai dipendenti.

I buoni pasto possono essere sia in forma cartacea che elettronica e danno diritto al possessore di ottenere, presso esercizi convenzionati, somministrazione di alimenti e bevande.

L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n.26/E del 29 marzo 2010, equipara i buoni a compensi in denaro e non in natura.

L’adozione di questa formula risulta vantaggiosa per il datore di lavoro che la utilizzi con i propri dipendenti in quanto i buoni pasto non generano imponibile fiscale e contributivo fino al valore di euro 5,29 per quelli in formato cartaceo e di euro 7 per quelli in formato elettronico. Quest’ultimo valore è stato introdotto con la legge di stabilità 2015 ed è in vigore dal 1° luglio di quest’anno. Se il valore supera gli importi indicati, la parte eccedente rientra nel reddito imponibile del dipendente, sul quale bisognerà quindi calcolare tassazione e contribuzione.

Il datore di lavoro ha inoltre il vantaggio di poter detrarre integralmente la spesa per l’acquisto dei buoni pasto che distribuisce ai dipendenti;  infatti, con la Circolare n. 6/E del 2009, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la spesa per buoni pasto non costituisce per l’imprenditore un semplice servizio di somministrazione di alimenti e bevande ma invece un “servizio complesso” e in quanto tale totalmente deducibile dal reddito d’impresa. Non si applica quindi il limite del 75% fissato per la deducibilità delle ordinarie spese di vitto e alloggio.

Nel caso di utilizzo del buono pasto da parte di un professionista, lavoratore autonomo o ditta individuale, è possibile detrarre la spesa?
Secondo le indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate quando i buoni sono acquistati per utilizzo personale è possibile detrarre la spesa nel limite del 75%, così come per le ordinarie spese di vitto. Inoltre il professionista può detrarre spese di vitto per un importo complessivo non superiore al 2% del proprio fatturato.

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2 risposte a IL TRATTAMENTO FISCALE DEI BUONI PASTO

  1. Stefano scrive:

    Buongiorno, chiedo cortesemente l’indicazione degli estremi dei documenti dell’agenzia Entrate nei quali viene prevista la detraibilità del 75% del costo d’acquisto dei buoni per utilizzo personale. Cordiali saluti. Stefano Bertasini

    • paolo scrive:

      Buonasera, non ci sono documenti ma interpretazioni delle norme; di seguito l’orientamento prevalente fino all’ultimo decreto di riferimento (n.122 del 7.6.2017):
      Da “L’Esperto Risponde” del Sole 24 Ore del 9.5.2016

      D: Un professionista intende pranzare con i buoni pasto. Può acquistarli ed utilizzarli, beneficiando della detraibilità dell’Iva al 100% e della deducibilità del costo al 75%?

      R: Si l’impostazione è da considerarsi corretta. Quanto alle imposte dirette, ai sensi, dell’art. 54 comma cinque del DPR n. 917 del 1986, la deducibilità è pari al 75% nei limiti del 2% dell’ammontare dei compensi percepiti.

      Il decreto citato sembra riferirsi esclusivamente ai datori di lavoro, pertanto maggiori sono i dubbi; di seguito “L’Esperto Risponde” del 7.12.2017:

      D: Le nuove regole 2017 sui ticket restaurant hanno causato richieste da professionisti ed aziende senza dipend. di acquistare ticket e detrarli fiscalmente dal titolare unico operatore.Si chiede se tale costo può essere detratto dal professionista titolare visto che il ticket, da sempre, ha rappresentato un servizio sostitutivo di mensa? In caso di risposta positiva – l’IVA sarebbe detraibile? E come verrebbe dimostrata l’inerenza (del costo) richiesta dagli organi fiscali.

      R: Si sollevano delle perplessità in merito all’utilizzo descritto da parte di imprese e professionisti senza dipendenti. Il decreto del Mise ha, infatti, stabilito che i buoni pasto possono essere utilizzati “esclusivamente dai prestatori di lavoro subordinato, a tempo pieno o parziale”. Premesso ciò si ritiene che la fattura ricevuta dalla società che emette i buoni pasto e il documento di legittimazione dovrebbero assolvere gli obblighi documentali per giustificare il costo. Detto ciò Iva e costo saranno deducibili e detraibili in base alle norme previste per le spese ristoranti.

      Cordiali saluti.

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