LOCAZIONI: TASSAZIONE CANONI NON PERCEPITI.

Dott. Paolo Martufi

TaxLa regola generale prevede che il reddito determinato dai canoni di locazione è imputato al proprietario o al titolare del diritto reale di godimento del bene locato, a prescindere dalla effettiva percezione.

Quindi se il contratto è vigente ma l’inquilino è moroso, cioè non paga, il fisco chiede ugualmente le tasse, senza alcuno sconto. Se sopravviene la cessazione del contratto, per decorrenza del termine o per verificarsi di una causa di risoluzione, ovviamente il reddito immobiliare torna ad essere tassato nei modi ordinari.

Solo per locazioni abitative è previsto che i canoni non riscossi non devono essere inseriti in dichiarazione dei redditi dal momento che il procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità dell’inquilino giunge a conclusione. Se entro il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi si chiude il procedimento i canoni non percepiti non devono essere dichiarati.
Se la pronuncia del giudice certifica la morosità dell’inquilino anche per le annualità precedenti, nel solo  caso delle locazioni abitative al locatore è riconosciuto un credito d’imposta pari a quanto già pagato sui canoni non percepiti.

Nel caso di locazione non abitativa i canoni non percepiti andranno sempre comunque dichiarati e le tasse pagate non potranno essere recuperate.

La ragione di questa differenza fra i due tipi di locazione è stata sancita dalla Corte Costituzionale sulla base del fatto che il locatore “non abitativo” può utilizzare una serie di strumenti per ottenere la risoluzione del contratto e non pagare quindi le tasse sui canoni non percepiti.

 

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