NON HAI PAGATO LE IMPOSTE? ….COSA SUCCEDE ORA?

Dott. Paolo Martufi

Oggi 30 giugno è l’ultimo giorno per pagare le imposte che scaturiscono dalla dichiarazione dei redditi relativi al 2016; si tratta del saldo 2016 e del primo acconto per il 2017.

Parliamo oltre che di Irpef e delle sue addizionali, anche dell’Ires, Irap, IVA, imposte sostitutive, cedolare secca; tutto questo secondo la tipologia di attività esercitata e della qualifica dei redditi dichiarati. Vi rientrano quindi anche i contribuenti minimi e i forfettari.

Se non paghi entro oggi cosa succede?

Non ti preoccupare, niente di particolarmente grave.

Per prima cosa è importante sapere che si può rinviare il pagamento di 30 giorni, applicando agli importi dovuti una maggiorazione dello 0,40%; ciò significa che per ogni 1.000 euro da versare si dovrà calcolare un maggio esborso di 4 euro.
Poichè il 30 luglio è domenica, per quest’anno il termine è posticipato a lunedì 31 luglio 2017.

Questa soluzione può essere adottata anche in seguito ad una valutazione sulla propria disponibilità di liquidità; quindi, pur con una piccola maggiorazione, può risultare più agevole far fronte agli impegni pagando nel mese di luglio piuttosto che alla prima scadenza di giugno.

Entro lo stesso termine del 31 luglio è possibile iniziare il pagamento rateale delle imposte; la rateazione prevede l’aggiunta degli interessi calcolati al tasso annuo del 4%.

Attenzione, perchè nel caso di contribuenti senza partita IVA la soluzione rateale presenta la sorpresa delle prime due rate scadenti entrambe il 31 luglio. Questo ha anche un risvolto comico in quanto se si scegliessero due rate, di fatto si pagherebbe tutto insieme (facendo però attenzione ad indicare nel modello F24 di versamento la cifra destinata alla prima rata e la cifra destinata alla seconda rata…).
Per chi non ha partita IVA le successive scadenze sono il 31.8 – 2.10 – 31.10 – 30.11; con un massimo quindi di 6 rate. L’ultima scadenza coincide con il termine per versare il secondo acconto 2017 delle imposte; in questo caso non è possibile optare per la rateazione.

Per i titolari di partita IVA che iniziano a pagare ratealmente dal 31 luglio, le successive scadenze sono il 21.8 – 18.9 – 16.10 – 16.11.

Se non si paga in unica soluzione o la prima rata entro il mese di luglio ci sono altre strade?

Certamente, è possibile ricorrere ai versamenti con il ravvedimento operoso; con questa procedura è il contribuente stesso a calcolare le sanzioni e gli interessi dovuti per effetto del ritardo nei versamenti.

Anche in questo caso, pur con maggiorazioni più elevate, può valere il ragionamento dell’affrontare i pagamenti quando la condizione finanziaria li rende più agevoli.

Nel ravvedimento operoso il calcolo degli interessi avviene al tasso legale, sulla base del periodo trascorso dal momento della scadenza originaria fino alla data di effettivo versamento; la sanzione viene invece conteggiata in misura diversa secondo il momento del pagamento:
– nei primi 14 giorni di ritardo si calcola una maggiorazione dello 0,1% per ciascun giorno; quindi versando con 7 giorni di ritardo si pagherà una sanzione dello 0,7%, con 11 giorni di ritardo una sanzione dello 1,1%, e così via;
– dal 15° al 30° giorno di ritardo la sanzione è pari all’1,5%;
– dal 31° al 90° giorno di ritardo la sanzione è pari all’1,67%;
– dal 91° giorno fino al termine di invio della dichiarazione la sanzione è il 3,75%; la dichiarazione è quella relativa all’anno nel quale si è commessa la violazione, pertanto se non verso importi scadenti nel 2017 ho tempo fino al 30 settembre 2018, termine per l’invio della dichiarazione relativa all’anno 2017;
– entro il termine per l’invio della dichiarazione successiva (nell’esempio precedente il 30 settembre 2019) la sanzione è del 4,29%;
– oltre il termine della dichiarazione successiva la sanzione sale al 5%.

Può accadere che, prima di regolarizzare i versamenti, ci sia recapitato dall’Agenzia delle Entrate un “avviso bonario”; in questo caso la sanzione è calcolata al 10%, quindi ben più alta di qualsiasi soluzione di ravvedimento.
Se ignoriamo anche questo avviso riceveremo la cartella dal concessionario alla riscossione con la sanzione nella misura piena del 30%, oltre oneri di riscossione e interessi di mora, ad un tasso ben più alto di quello legale.

Ai mancati pagamenti si può quindi rimediare in molti modi, ma attenzione all’aumentare degli importi.

 

 

 

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