REGIME FORFETARIO: VERA SEMPLIFICAZIONE ?

Paolo Martufi

Dall’anno d’imposta 2015 è in vigore un regime fiscale di vantaggio denominato “forfetario” per i contribuenti in possesso di determinati requisiti.

Dal 1° gennaio 2016 è rimasto l’unico regime di vantaggio utilizzabile, non essendo stato ulteriormente prorogato il regime dei minimi ed essendo alcune caratteristiche di quest’ultimo inserite nel forfetario.

L’elemento caratterizzante questo regime è il coefficiente di redditività, distinto per settore di attività; ciò significa che viene predeterminata forfetariamente la percentuale di spese inerenti ciascuna attività e deducibili dai compensi. I ricavi abbattuti di questa percentuale costituiscono il reddito imponibile per determinare l’imposta sostitutiva e la misura dei contributi da versare all’INPS.

Nella dichiarazione dei redditi modello Unico persone fisiche è previsto un quadro specifico dove riportare i valori e i conteggi per determinare la tassazione, quadro LM.

Da parte dei contribuenti forfetari non è dovuta l’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive), non devono essere elaborati gli studi di settore, non deve essere inviato lo Spesometro (elenco dei clienti e dei fornitori); le fatture vengono emesse senza IVA e senza la ritenuta d’acconto.

Tutte queste costituiscono importanti semplificazioni che rendono piuttosto agevole gestire, anche autonomamente, l’attività di un contribuente forfetario.

C’è però un aspetto che vanifica in gran parte l’alleggerimento degli adempimenti come sopra indicati; in occasione della dichiarazione dei redditi è infatti necessario compilare anche il quadro RS, nella sezione denominata “Regime forfetario per gli esercenti attività d’impresa, arti e professioni – Obblighi informativi”.

Vediamo nel dettaglio quali informazioni, fra quelle che occorre obbligatoriamente fornire, possono creare non poche difficoltà:

  • esercenti attività d’impresa: il totale dei costi sostenuti per l’acquisto di materie prime, merci, oneri accessori, lavorazioni effettuate da terzi; costi per godimento di beni di terzi, come canoni di locazione per beni immobili o mobili e i canoni di noleggio o leasing; costi per l’acquisto di carburante da autotrazione.
  • lavoratori autonomi: il totale dei compensi pagati a terzi per prestazioni professionali e servizi; spese per consumi e utenze, come le spese telefoniche, l’energia elettrica, i carburanti.

Si intuisce facilmente come, per poter fornire correttamente e senza confusione tutti questi elementi, sia pressochè inevitabile tenere una contabilità dei costi. E’ quindi in grado il contribuente di gestire autonomamente questi aspetti o ha, nella maggior parte dei casi, necessità di rivolgersi ad un consulente? Tutti i vantaggi derivanti dal calcolo a forfait, dai ridotti adempimenti, non rischiano di essere vanificati dovendo comunque tenere una contabilità che permetta di rispettare le indicazioni del Fisco senza commettere errori?

Le spese dell’attività non sono quindi solo un elemento per determinare la redditività di un’attività, ma devono essere analiticamente conservate e conteggiate perchè questo è richiesto dalla dichiarazione dei redditi.

Mi auguro che il sistema fiscale possa arrivare a fare a meno di questi dati, in maniera tale da offrire al contribuente in possesso dei requisiti, un regime realmente di vantaggio sotto tutti gli aspetti, perfettamente gestibile da ognuno senza la necessità di un professionista, se non magari limitatamente alla fase iniziale di organizzazione e apertura dell’attività.

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2 risposte a REGIME FORFETARIO: VERA SEMPLIFICAZIONE ?

  1. Grazie molte dell’articolo. è geniale… Buon lavoro !

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